Dinosauri, TTL 74XX & CMOS 4000, Microcontroller & co.

A volte il progettista anziano non vuole sentir parlare di aggiornare i propri progetti con le nuove tecnologie. Funziona da anni, quindi va bene così. Questa è la mia frustrazione del momento così ho deciso di sfogarmi con questo post. Spero vivamente di esporre solo scontatezze alle giovani leve. Nella progettazione digitale è notoriamente esploso l’utilizzo dei microcontrollori ma poichè alcuni si ostinano ancora a incastrare tra di loro flip flop e porte logiche voglio esporre i pro e i contro di questi due approcci. Il primo punto è la leggibilità dello schema elettrico. L’ implementazione di una soluzione con flip flop e porte logiche, ovvero con la logica sequenziale, richiede il più delle volte l’ interazione di molti IC interconnessi tra di loro anche per problematiche relativamente semplici. Molto spesso una soluzione digitale basata su microcontrollore non vede altro che il microcontrollore stesso. Dal punto di vista elettrico sono noti per esempio i limiti di corrente alle uscite dei dispositivi CMOS e TTL, inadatti finanche a pilotare un LED. I pin dei microcontrollori sono programmabili cioè lo stesso pin, può diventare sia un uscita che un ingresso, può essere configurato open collector, può diventare l’ingresso di un ADC o ancora l’ingresso o l’uscita di periferiche più complesse quali: UART, modulatori PWM, timer, ecc. Un microcontrollore rende un applicazione scalabile, poche modifiche hardware e qualche modifica del firmware permettono di migliorare semplicemente e in poco tempo un applicazione. Un circuito sequenziale è un mattone a se. La modifica di un circuito sequenziale è possibile solo nel caso si semplici modifiche è altrimenti più semplice, per modo di dire, la riprogettazione ex-novo. Memoria non volatile: un circuito sequenziale una volta spento, perde tutti gli stati e alla successiva accenzione non abbiamo modo di sapere che cosa era successo prima, inutile dire che buona parte dei microcontollori hanno una EEPROM interna. Il punto dolente dei sistemi a microcontrollore è nello sviluppo del firmware ma in questi tempi sei tagliato fuori dall’ essere un elettronico se non sei anche un discreto programmatore. Oppure un dinosauro.

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